Gli autobus fantasma
Appaiono solo quando è buio. Anzi, appaiono solo quando la città giace sfiancata, i negozi chiusi, le strade deserte. Dopo le 9 di sera, prima delle 6. Hanno numeri strani, combinazioni di lettere e cifre che non appaiono su nessuna tabella di fermata.
Anzi, non si avvicinano nemmeno alle fermate, accelerano, per non farsi vedere bene da te che sei solo, lì, al freddo, in attesa di un’ultima corsa, di una linea notturna, della prima corsa del mattino.
Solo d’estate, a volte, appaiono durante il giorno, ma solo quando il sole è più alto, il caldo più torrido, l’asfalto più molle, l’aria più tremolante. E la città giace comunque sfiancata, i negozi chiusi, le strade deserte.
Sono sempre vuoti o quasi, al massimo portano due o tre persone. E l’autista non si vede mai. Non si sa da dove partano, non si sa dove arrivino, non si sa dove fermino. Se fermano. Se arrivano. Se partono.
Qualcuno ipotizza che siano corse riservate al personale dell’azienda di trasporti che si reca ai depositi.
Ma non riesco a crederci.
Punti di vista
Il punto di vista dei tecnici che gestiscono dei servizi o delle attività, per quanto bravi siano, tende sempre ad essere quello di chi, appunto, gestisce, ignorando quello dei destinatari. Il rischio di spingere l’efficienza della gestione a scapito del valore dell’attività per il pubblico è concreto, e molte volte si sono viste aziende fallire o servizi pubblici trasformarsi in inutili macchine fini a se stesse per questo motivo.
Peraltro, il punto di vista dei destinatari di un qualunque servizio o attività, per quanto aperti e poco individualistici possano essere, tende sempre ad essere quello di chi, appunto, usa un servizio e pretende cose che sembrano tanto facili da realizzare quando la realizzazione tocca ad altri. Il rischio di pretendere l’impossibile è concreto, e molte volte si sono viste aziende perdere ingiustamente mercato o interi organismi statali crollare per questo motivo.
Quindi, l’augurio che faccio a tutti per il 2012 è quello di imparare, prima di giudicare o prendere decisioni, a mettersi nei panni degli altri, o meglio ancora nelle loro scarpe, per comprendere quanto siano strette e facciano male.
Che poi non è altro che un augurio, dopo le tante menzogne, piccole e grandi, pubbliche e private, altrui e proprie, degli ultimi anni, di avere più verità.
Il monaco fa l’abito
Era un giacchetto di lana abbandonato da anni. Fatto a mano, verde con ampi bordi e bottoni marroni, aveva ormai un’aspetto smorto, un pochino infeltrito, buono giusto da tenere in casa. D’altronde era vecchio di decine di anni, passato più volte di mano tra la nonna e le sue sorelle, fatto da una di loro, ma da chi? il padre non ne era più sicuro.
La ragazzina, incuriosita, lo prese in mano. Le piaceva cambiare anche i vestiti di casa, di tanto in tanto, e poi le piaceva avere addosso la lana lavorata a maglia. Slacciò i bottoni. Lo infilò. Lo allacciò. Le andava praticamente a pennello, le maniche un po’ troppo lunghe, ma rimboccate non sfiguravano.
Era incredibile. Il giacchetto sembrava rinato. Quella durezza, quella rigidità che assume la lana abbandonata da anni, era sparita. I colori avevano ripreso vita, il verde era tornato ai toni smeraldo di un tempo, il marrone da spento si era fatto di un bel ‘testa di moro’ caldo e piacevole. Bellissimo.
Un eroe del nostro tempo
Osservando Guglielmo, non lo si sarebbe detto il quarantenne sposato che era.
La sua scrivania era la più disordinata dell’azienda, e il disordine di Guglielmo non era solo nelle cose che usava, ma anche in quelle che faceva e, innanzitutto, nella sua testa. Guglielmo era inaffidabile, nutriva buoni desideri di spiccare o di intraprendere attività di impegno e utilità comune, ma non li sosteneva con un’applicazione costante, e ciò che faceva era sempre fatto a metà e in ritardo, generando insoddisfazione generale, irritando il suo diretto superiore Fausto e gli altri dirigenti, e accumulando in lui stesso frustrazioni profonde. Stupefacentemente, non faceva alcuno sforzo per migliorarsi, ma spendeva non poche energie nel giustificare i suoi insuccessi, ancor più irritanti perché parziali e certo non dovuti ad incapacità intellettuale.
Insomma, Guglielmo era rimasto bloccato nel punto più basso del vortice dell’adolescenza. Non era certo una coincidenza il fatto che il padre fosse una figura evanescente, uno di quei padri che sbrigano tranquilli le loro cose ed anche quelle dei figli senza coinvolgerli, mentre la madre era una figura ferrea e dominante.
Ciò che colpiva Filemone, in questa situazione sempre più pesante e imbarazzante nell’azienda, era l’atteggiamento di Guglielmo e dei colleghi.
Questi ultimi, con l’eccezione di un paio che si ritenevano in dovere di lenire le frustrazioni di Guglielmo consolandolo e dicendogli che non era colpa sua ma della incomprensione dei superiori, erano piuttosto insofferenti del suo modo di lavorare, ma non manifestavano mai il proprio malcontento a lui, ma solo a Fausto e agli altri responsabili.
Dal canto suo, Guglielmo si sentiva in diritto di giudicare l’operato di colleghi e superiori, questionandolo sistematicamente per poi concludere sempre che l’oggetto delle sue critiche era “stronzo” e questo spiegava tutto.
Possibile, si chiedeva Filemone, che nessuno dei colleghi si rendesse conto del danno che faceva all’azienda e a Guglielmo lasciando sempre ai capi l’onere di riprenderlo e consentendogli di coltivare il suo vittimismo assolutorio? Possibile che nessuno di loro si rendesse conto di quanto fosse poco schietto e leale il loro comportamento nei riguardi del collega? E d’altra parte, possibile che Guglielmo non si rendesse conto che se vedeva “stronzi” ovunque, forse il motivo è che il vero “stronzo” era lui?
Filemone non era certo un grande simpatizzante del buddismo, con le sue ambiguità troppo facili da fraintendere per un occidentale, ma di fronte a questa situazione, e di fronte al malvezzo diffusissimo nel Paese di criticare tutto e tutti senza cercare di comprenderne le situazioni, non poteva non ripensare alle parole di Yamamoto Tsunetomo: «Percepire una profonda differenza tra se stessi e gli altri, detestarli e inclinare alla discordia: sono azioni che indicano una mancanza di compassione. Se si avviluppano tutte le cose con la compassione, invece, non si sarà mai in attrito con gli altri.»
Ideologiche abitudini
“Gli uomini accorti si avvalgono della loro facoltà per determinare ciò che è vero o meno; credono così di potersi imporre attraverso l’intelletto. In questo consiste il danno dell’accortezza. In realtà, nulla risulta efficace eccetto il vero autentico.”
Yamamoto Tsunetomo
Il prezzo del regalo
È tuttora considerato norma di buona educazione nascondere il prezzo di un regalo, norma necessaria perché, si sà, a caval donato non si guarda in bocca. Pochi riflettono sul fatto che l’industrializzazione di tante produzioni, unita al crescente abuso di regali e di regali funzionali, renda vano questo sforzo.
Per esempio, un apparecchio elettronico di consumo, o un sofisticato elettrodomestico, o un capo d’abbigliamento o un articolo sportivo di marca hanno tutti listini fissati, e anche le offerte speciali seguono schemi ben noti e soprattutto pubblicizzati. Certo, non è elegante esibirne il prezzo, ma che senso il tentativo peraltro impossibile di nasconderlo? Anche i libri sono ormai oggetti di produzione in serie, possiamo comprarli via internet con un 15% di sconto circa, o magari recupereremo il 10% del prezzo con le tessere di fidelizzazione della libreria, ma, di nuovo, il prezzo è noto. Tant’è che quando compro un libro per regalarlo, impedisco di nascondere il prezzo con la solita etichetta autoadesiva, che soddisfa agli obblighi di un galateo un po’ ipocrita, ma deprezza irrimediabilmente il volume.
Molto diverso è invece il caso di un regalo artigianale, che, anche se oggetto prodotto per tutti, o meglio senza avere in mente un destinatario specifico, ha sempre qualcosa che lo rende peculiare, unico, che permette di stabilire con l’oggetto (il che vuol dire poi con l’artefice e soprattutto col donatore) un rapporto personale, vitale. Non che non si possa stimare il prezzo, è sempre possibile farsene un’idea, ma certo meno precisa.
Ancora diverso, superiore a tutti, è il dono che lo stesso donatore ha realizzato, di cui il donatore è l’artefice. Il dono che non solo è stato realizzato apposta per me, ma con l’intenzionalità nei miei riguardi che solo il donatore può avere. Questo dono non è più un oggetto che media rapporti, è lui stesso rapporto personale
Questo dono è davvero inestimabile.
Realtà parallele
Più di dieci anni fa
Rolando, il Direttore Generale, docente universitario sull’orlo della pensione, già membro di spicco di organizzazioni internazionali finanziate dagli stati membri, si affacciò sulla porta. Ascoltò le ultime battute tra Rachele e Filemone, che discutevano dell’ennesimo periodo di difficoltà nazionali, poi sentenziò cantilenando: «La soluzione è ovvia: bisogna pagare più tasse!»
Rachele e Filemone zittirono e rimasero a guardarlo senza parole, stupiti, mentre i secondi scorrevano. Rolando sostenne il loro sguardo per un po’, poi arrossì, abbassò gli occhi, e farfugliò: «Forse io guadagno troppo.»
Libertà democratiche
“…L’eliotropia dell’opportunismo umano faceva parte del loro diritto. Gli individui «in gamba» volgevano lo sguardo al nuovo sole, anche se questo rimaneva ancora sotto l’orizzonte, in una luce ambigua e falsa. Per lo più, non sospettavano neppure di compiere un tradimento, perché il suddetto volger del capo è un processo assolutamente istintivo, non certo dell’intelletto o dello spirito, e l’uomo è così debole da essere disposto ad accogliere fiducioso qualsiasi «ordine nuovo» che giunga al potere senza diminuirgli il foraggio. Questa categoria di persone sarebbe dispostissima a far macellare i propri figli se l’ordine nuovo temprato dal potere e munito dei crismi della scienza lo esigesse.”
Franz Werfel
[N.B.: A scanso di equivoci, queste parole, pubblicate per la prima volta nel 1939, si riferiscono a cittadini austriaci nei mesi precedenti l'Anschluss. Come potrebbero mai applicarsi a cittadini italiani del 21° secolo?]
Luci da notte
I bambini non amano il buio. Di notte, le loro camere da letto sono spesso avvolte nel debole ma rassicurante chiarore di una lampadina al neon1 contenuta nella luce da notte inserita in una presa a muro.
Di notte, le camere da letto dei grandi sono spesso avvolte nel debole ma rassicurante chiarore di LED rossi, gialli, verdi o blu, che occhieggiano da caricabatterie, sveglie, telefoni portatili, cellulari, radio, etc…
1 Le lampadine al neon non sono i tubi fluorescenti, che tutti chiamiamo erroneamente “al neon” per antica abitudine, ma quei piccolissimi bulbi di vetro a goccia, contenenti due elettrodi cilindrici ed un po’ di gas neon, che emettono una luce arancione-rosata.
Una vacanza nel 1899
HOTEL DE LONDRES |
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CHATILLON (Vallée d’Aoste) |
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| Note pour M.eur Coniugi T…… N. 4 | |||
| 1899 Agosto 18 |
2 Omnibus arrivo e bagaglio |
L. |
1,50 |
| Dejeneur in due | 5,60 | ||
| ½ Bottia Carema | 0,80 | ||
| 1 Caffé nero | 0,25 | ||
| 2 Vermout seltz | 0,60 | ||
| Pranzo in due | 7,50 | ||
| 2 Bottie Apollinari | 3,00 | ||
| 2 Caffé neri | 0,50 | ||
| 19 | 2 Consume Oeufs | 0,80 | |
| 1 Caffé nero | 0,25 | ||
| 1 Dejeneur | 3,00 | ||
| 1 Vermout seltz | 0,30 | ||
| Pranzo in due | 6,90 | ||
| 1 Bottia Moscato Chambave |
5,00 |
||
| 1 Bottia Apollinari | 1,50 | ||
| ½ Bottia Carema | 0,80 | ||
| 2 Caffé neri | 0,50 | ||
| 1 Limonata | 0,30 | ||
| 20 | Dejeneur | 4,50 | |
| 1 Caffé nero | 0,25 | ||
| 2 Vermout seltz | 0,60 | ||
| Pranzo in due | 9,20 | ||
| 1 Bottia Apollinari | 1,50 | ||
| 1 Bottia Barbera | 1,50 | ||
| ½ Bottia Carema | 0,75 | ||
| 21 | 1 Caffé nero | 0,25 | |
| Dejeneur | 3,90 | ||
| 1 Limonata | 0,30 | ||
| Pranzo in due | 5,40 | ||
| 22 | Omnibus partenza | 0,50 | |
| 1 Caffé nero | 0,25 | ||
| Dejeneur sig.ra | 1,20 | ||
| Pranzo sig.ra | 1,70 | ||
| 1 Limonata | 0,30 | ||
| 23 | 1 Consume Uova | 0,40 | |
| Dejeneur | 2,50 | ||
| 1 Bottia Barbera | 1,50 | ||
| 1 Bottia Apollinari | 1,50 | ||
| 2 Vermout seltz | 0,60 | ||
| Pranzo | 3,10 | ||
| 1 Limonata | 0,30 | ||
| 24 | 1 Caffé nero | 0,25 | |
| Dejeneur sig.ra | 1,90 | ||
| Pranzo sig.ra | 2,50 | ||
| 25 | Dejeneur sig.ra | 1,80 | |
| Pranzo sig.ra | 2,40 | ||
| 1 Bottia Barbera | 1,50 | ||
| 26 | Dejeneur | 1,80 | |
| Pranzo | 2,90 | ||
| 1 Bottia Barbera | 1,50 | ||
| 2 Omnibus arrivo | 1,00 | ||
| 27 | 1 Caffé nero | 0,25 | |
| Pranzo in due | 6,10 | ||
| Camera dal 18 a tutto 27 giorni 10 a L. 4 |
40,00 |
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| Servizio giorni 10 | 5,00 | ||
| 28 | 1 Caffé nero | 0,25 | |
| Rimesso Tartuffi K.lo 0,75 a L. 20 |
15,00 |
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| Dejeneur in due | 6,50 | ||
| 2 Omnibus e bagaglio partenza |
1,50 |
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| Totale | 173,20 | ||
I miei nonni materni dovevano essere sposati da poco. Di questa loro vacanza rimane solo il conto dell’albergo, vergato con grafia svolazzante. L’ho ritrovato con altre carte in una busta con su scritto “Curiosità“, sul fondo di un cassetto di un vecchio mobile, ereditato, col suo contenuto, nell’anno 2000.
Ma dove sarà andato mio nonno dal 22 al 26?